Il mondo è di chi sa attendere

La gravidanza mi ha costretto a rallentare, ad avere pazienza, ad accettare il cambiamento senza possibilità di azione.

Ho sempre creduto di avere il controllo di tutto o di riuscire ad averlo, mi immaginavo tra qualche mese come sarò, cosa farò e penserò. Ma la verità è che ci sono pochissime cose che si possono controllare durante questo periodo di attesa. Non è possibile fare programmi per i mesi successivi perché non posso sapere come procederà la gravidanza.

Noi donne diventiamo spettatrici della vita che si genera dentro di noi.

Ho visto il mio corpo cambiare, la mia energia diminuire, i pensieri farsi più pesanti e poi più leggeri. La mia carriera si è fermata, l’attività fisica che prima programmavo ora è diventata via via più lenta, meno faticosa, più concentrata sul benessere del bambino che porto dentro e del corpo che sta lavorando per poter dare la vita.

La gravidanza mi ha permesso di vivere appieno il qui e ora, senza compromessi. Ho potuto accogliere questo insegnamento di vita, di fermarmi un attimo e riflettere su chi voglio essere per davvero. Su che madre voglio essere, che educazione potrò dare alla mia bambina.

E’ destabilizzante perché andando avanti con i mesi ho lasciato sempre più pezzi di me stessa indietro, fino ad arrivare vuota, nuda. Ho capito che tutto questo, anche se spaventa, è necessario. Per rinascere. Ancora più necessario è il portare questa quiete, questa calma, questo benessere anche dopo il parto. Dopo il ritorno al lavoro. Nel dopo, dove tutti si aspettano che ricominci a correre come facevo prima, se non di più.

La domanda che mi pongo è: riuscirò a mantenere questa aura di tranquillità anche quando sarò circondata da trottole impazzite che sgomitano per avere il posto in prima fila nella vita di chiunque? In fondo, a cosa serve il posto in prima fila quando passi da spettatore ad attore?