Il vero post-parto non lo racconta nessuno

Eccomi qui, ho appena dato alla luce la nostra creatura. Il mio corpo ha affrontato la peggiore (e allo stesso tempo migliore) esperienza della mia vita e ora è tempo di guarire. La verità, però, è che non c’è nemmeno il tempo di pensarlo perché in un batter d’occhio ci siamo trovati travolti da questa neonata che ha estremo bisogno di noi per poter sopravvivere. E questo è solo il primo scoglio da superare, ma nessuno lo dice.

Nessuno ti racconta come sono realmente le prime settimane dopo il parto.

1 – Il corpo

Siamo tornati dall’ospedale, la nostra bimba è ancora dentro all’ovetto, ne approfitto per farmi finalmente una doccia di nuovo in casa nostra dopo tre giorni di ospedale. E lì mi accorgo che nulla sarà più come prima e che tutto sarà da costruire, di nuovo. Il mio corpo non è più contenitore di vita ma ora è svuotato, affaticato, dolorante. Mi chiedo se è vero che tutto tornerà come prima oppure se ci tornerà in un modo tutto suo, nuovo, mai visto.

I giorni e le settimane passano, io continuo a guardarmi allo specchio nell’attesa di ritrovare me stessa, che ancora ingenuamente credo possa tornare. Ma lei non c’è più, ora ci sono io, diversa. Credevo di essere arrivata ad accettare realmente il mio corpo ma ho scoperto che non è così, avevo delle aspettative troppo alte per il recupero post-parto. Mi immaginavo già a fare allenamento dopo 3 mesi e invece il mio corpo ha deciso di prendersela con calma, di guarire lentamente e anche se fuori potevo sembrare quella di prima, dentro di me nulla era come un tempo.

Il mio corpo ha dato la vita ma io non riuscivo a provare realmente gratitudine per questo e mi sentivo terribilmente in colpa. Nessuno ci prepara davvero a tutto questo. Mi sono portata dietro il confronto con le altre, mi sembrava che tutte quante stessero bene nel nuovo ruolo di mamma, in armonia con il proprio fisico e la propria salute. Io no, non mi sentivo così.

Ma poi ho scoperto che in realtà siamo tutte nella stessa barca e il motivo per il quale ci costringiamo a sorridere e a rispondere alla domanda come va? con un tranquillo (e falsissimo) bene ancora non l’ho capito. Forse è più facile dire che va tutto alla grande piuttosto che raccontare la complessità di ciò che ci sta accadendo e forse le persone non vogliono neanche sentirla, preferiscono una risposta positiva in linea con le loro aspettative.

C’è stato un periodo in cui ho odiato il mio corpo, è una parola forte ma mi sento di dirla, per non essere guarito subito. Ma lui ha fatto qualcosa di immenso e mi ha insegnato cosa vuol dire avere davvero pazienza.

2 – La mente

Quando è nata la piccola e me l’hanno appoggiata nel petto ho provato una sensazione che non proverò mai più in nessuna occasione nella mia vita. E’ qualcosa che non si può spiegare a parole ma è come se non esistesse niente intorno, solo io, lei e il mio compagno. La gioia di essere arrivata in fondo, l’incredulità di aver dato alla luce una creatura, l’amore che ti esplode dentro quando tocchi il suo corpino caldo e morbido. E poi?

Poi tutto questo è cambiato nel giro di qualche giorno, è emersa la gratitudine ma insieme ad essa il senso di inadeguatezza, la costante ricerca di ciò che c’era prima, l’amore che piano piano svanisce e rinasce. Non mi sono innamorata subito della mia bambina, ci ho impiegato mesi, l’ho costruito pezzo per pezzo, momento per momento. Ci sono stati giorni in cui non potevo starle accanto e giorni in cui non riuscivo a lasciarla mai. Vivevo in questa costante altalena di emozioni che mi travolgeva e che non riuscivo a controllare. Nei momenti difficili emergeva sempre un solo pensiero: ma chi me l’ha fatto fare? E’ stato un errore.

Non mi riconosco più ed è stato un bene, è stata l’occasione per diventare ciò che voglio. Abbandonare ciò che sono stata e costruirmi di nuovo.

3 – La coppia

Non esiste, dal mio punto di vista, situazione più disparitaria tra i due sessi come la maternità. Per quanto in tutti gli altri ambiti della vita si possa riuscire a trovare un equo carico mentale e fisico sia per le donne che per gli uomini, la gravidanza è nettamente al 90% sulle spalle della mamma.

Credevo che il sostegno e la partecipazione del mio compagno, già cominciata prima del parto, potesse essere abbastanza e invece mi sono comunque trovata sola col peso di tutto. Inevitabilmente direi, perché già a partire dall’ingresso nel periodo di congedo obbligatorio due mesi prima del parto mi sono sentita ferma. Tutto procedeva come sempre, tutti andavano avanti con la loro vita e con la loro routine ma io rimanevo indietro. Vedevo gli altri lavorare, viaggiare, fare sport, essere gli stessi ogni giorno e io no. Dopo il parto le cose peggiorarono, non subito, ma dopo qualche mese. Mi ero illusa di poter tornare a riavere un po’ della mia vita di prima ma non è più tornato nulla.

Non potevo chiedere di avere un compagno migliore ma nonostante ciò lui per me rappresentava quello che sentivo di aver perso e per questo ci sono stati giorni in cui ero furiosa con lui. Questa rabbia che sentivo era fondata sulla gelosia, ero invidiosa del fatto che lui sembrava non aver rinunciato a nulla mentre io avevo perso tutto e dovevo ricostruire qualsiasi cosa ex novo. Tutto questo mentre ero impegnata giorno e notte a sopravvivere con la mia bimba.

Anche se lo Stato dovesse decidere di dare lo stesso periodo di congedo anche ai papà probabilmente non riuscirebbe a diminuire la distanza che separa questi due nostri mondi. La differenza c’è e ci sarà sempre, biologicamente è così e non possiamo fare nulla per impedirlo. Sono fortunata di avere un compagno che ha sempre compreso ciò che stavo vivendo, in qualsiasi momento della mia vita, e sono riuscita anche io ad avere la consapevolezza che non era colpa di nessuno se la mia persona si è persa nel periodo prima della gravidanza e che fa parte del cambiamento che porta una nuova vita.

4 – La consapevolezza di non capire tutto

Mi sono sempre fidata del mio istinto, per qualsiasi cosa, quando conoscevo qualcuno che a pelle non mi ispirava fiducia col tempo si rivelava sempre ciò che avevo percepito confermando le mie sensazioni. Ma quando nasce un figlio, il tanto decantato istinto materno non è arrivato.

Con il tempo però è arrivata la consapevolezza che non posso sempre sapere cosa c’è che non va quando la mia piccola piange, i famosi segnali della fame o del sonno io non li ho mai visti e so che anche tante altre mamme non sono mai riuscite a capire di cosa avesse bisogno il loro neonato. Si va a tentativi, questa è la verità, si prova. Facevo e faccio tutt’ora dei calcoli mentali per ricordare a che ora ha mangiato o ha dormito e quindi capire se il pianto è dovuto a questa o quella esigenza.

Ma la cosa che mi ha svoltato davvero il malessere e la frustrazione che provavo mentre sentivo la mia bimba strillare dopo aver provato qualsiasi cosa è un consiglio che mi ha dato una mia amica, già mamma di tre creature: delle volte non c’è motivo per cui piangono, lo fanno e basta, non c’è nulla che puoi fare per risolvere quelle urla se non tenerli vicini e aspettare che passi la tempesta. Era da tanto che non ci sentivamo ma è venuta a trovarmi a casa in un momento davvero difficile, la piccola piangeva e io pure, disperata perché non capivo come fermarla. La mia amica è entrata dalla porta e vedendo questa scena, senza quasi neanche salutarmi, si è avvicinata, mi ha abbracciato e mi ha detto sei proprio una mamma, piangi, lo abbiamo fatto tutte.

Sono grata di essere una donna e di aver potuto sperimentare la fortuna di donare la vita ma mi sono accorta che è un sacrificio davvero enorme e nessuno te lo racconta, perché non si riesce a descrivere, è una cosa che puoi capire solo provandolo. Ci sono stati tanti giorni dove ho pensato che se qualcuno mi avesse mostrato tutta la fatica che comporta vivere con un neonato probabilmente non avrei preso la decisione di fare un figlio. Poi però, la guardo e mi sembra impossibile che sia già cresciuta così tanto nel giro di qualche mese, vedo la mia vita ora e penso che tutte le difficoltà che abbiamo vissuto finora ne sono valse la pena.

E siamo solo all’inizio.

Sono contenta di quello che ho ora, della mia vita e della mia nuova famiglia, però questa nostalgia per ciò che ero prima di diventare mamma mi accompagna giorno dopo giorno e non credo che se ne andrà mai.